Chi sono

Blogger: princessbelle
La sgranocchiaparole

Commenti recenti

briony in    &n...

Archivio

oggi
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Sul comodino

Ultima visione

Sto ascoltando

Supply and Demand - Amos Lee

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
venerdì, 05 ottobre 2007

   

Le confessioni di Max Tivoli

Eccomi qui a postare il mio primo commento sui libri della sfida. A onor del vero avevo cominciato da “La nausea” di Sartre ma, lette le prime 20 pagine, mi ha assalito un angoscia terribile e ho deciso di accantonarlo e probabilmente sostituirlo con uno dei due libri che ho scelto come riserve. Bene, passiamo a “Le confessioni di Max Tivoli” di Andrew S. Greer.

Max Tivoli è quello che verrebbe da definire uno scherzo della natura, un soggetto da guinness. La sua sventura è quella di nascere già vecchio nel corpo, a 70 anni precisamente, ma con la maturità e i comportamenti di un bambino. Col passare degli anni, il suo corpo ringiovanisce ma la mente, che segue il normale processo di crescita, invecchia. Il romanzo comincia con un Max Tivoli bambino che, conscio di essere agli sgoccioli della sua vita, scrive le sue memorie. Infatti, poiché la sua vita va a ritroso egli sà precisamente quando morirà: 1941.

La sua drammatica condizione lo fa aggrappare alla Regola stabilita sin dall’infanzia dalla madre: “Sii quel che credono che tu sia”.

E così da bambino passerà per un vecchio nano, da adolescente per un cinquantenne e solo a metà della sua vita le due età convergeranno per finire poi anziano nel corpo di un bambino. Inevitabile che Max soffra di questa asincronia, del non poter vivere, a causa di ciò che appare, la propria età in modo naturale. L’unico a capirlo e soprattutto ad accettarlo fino in fondo è Hughie, fedele amico d’infanzia. Fondamentalmente, però, la storia di Max è una storia d’amore,  l’amore per Alice, che egli incontrerà in tre età diverse e che gli cambierà la vita.

Greer ha creato una storia originale e, in alcuni momenti, davvero intensa ma non mi ha entusiasmata. Non sono riuscita a sentire il dolore di quest’uomo condannato a vivere in perenne conflitto tra il suo corpo e la sua mente. Alcune trovate ( che ovviamente non anticipo) mi sono sembrate addirittura scontate  e ciò ha influito pesantemente sulla mia opinione finale. Resta comunque il fatto che sia comunque una lettura piacevole e che dia da pensare soprattutto sul disagio che si prova a dover apparire per ciò che non si è o a vivere in un corpo che non sentiamo nostro.  Non posso negare, comunque, di aver fatto un inconscio paragone con quella grande opera che si sta rivelando "Memorie di Adriano" e al cui confronto il romanzo di Greer appare poca cosa.


postato da: princessbelle alle ore 16:08 | link | commenti (15)
categorie: recensioni, libri
sabato, 01 settembre 2007

Partecipo con piacere alla "Sfida dei libri non letti" partita da qui e propongo il mio elenco:
   
Le confessioni di Max Tivoli - Andrew S. Greer
Chiedi alla polvere - John Fante
La pietra di luna - Wilkie Collins
Jude l'oscuro - Thomas Hardy
La nausea - Jean Paul Sartre
Testimone inconsapevole - Gianrico Carofiglio
  
Riserve:
  
La sottile linea scura - Joe R. Lansdale
Anime alla deriva - Richard Mason
  
Sono tutti romanzi che mi tentano da sempre ma che non ho ancora avuto modo di leggere quindi colgo l'occasione per affrontarli, finalmente.

postato da: princessbelle alle ore 15:29 | link | commenti (13)
categorie: libri, giochi
mercoledì, 27 giugno 2007

Di tutto un pò
  
La grande ondata di caldo soffocante pare essere passata, per il momento. Negli ultimi giorni mi sono autosegregata nella mia camera - bunker con l'unica compagnia di un condizionatore rumoroso, un fratello stressato e un ascesso con antibiotico annesso.  Inoltre, la proverbiale pigrizia che mi caratterizza ha raggiunto livellli parossistici. Ciondolavo da una lettura all'altra, senza neanche tanta voglia, passando da Diritto della sicurezza sociale (addio esame...) a "La Storia Infinita" di Michael Ende fino a "Al Dio sconosciuto" di Steinbeck. Inutile dire che non ne ho finito nessuno. Bastava una puntatina in bagno, una respiratina di quell'aria bollente per farmi passare qualsiasi voglia (anche di leggere) e farmi rimpiangere i maglioni e la stufa. Dopotutto, 46 gradi non sono bazzeccole.
      
Finchè all'ondata di caldo è subentrata l'ondata di nostalgia. In uno dei tanti giri su YouTube ho scovato alcuni bellissimi monologhi di Giancarlo Giannini che recita superbamente dei racconti del mistero di Guy de Maupassant. Non ho potuto fare a meno di riprendere la raccolta di tutti i suoi romanzi e leggerne qualche capoverso per ritrovare tutta la piacevolezza della prima lettura. Eh già, perchè romanzi come "Una vita" , "Bel-ami", "Pierre e Jean" mi erano piaciuti moltissimo ma non li riprendevo in mano da diversi anni. Risultato? Ho cominciato a leggere "Una vita" e non mi sono più fermata.
  
   
E' la storia di Jeanne, fanciulla semplice e ingenua, che sogna, come tutte la ragazze della sua età, il grande Amore e una vita serena e tranquilla fatta di piccole gioie quotidiane. Quando Jeanne conosce Julien, bello ed aristocratico, pare che i suoi desideri debbano avverarsi e il matrimonio è presto celebrato. Ma la realtà è molto diversa dai dolci sogni di Jeanne e la nuova vita procurerà alla giovane enormi sofferenze e delusioni.
Jeanne ama, ha bisogno di amare tutto: la natura, che descritta perfettamente da Maupassant, pare seguire con i suoi cambiamenti i toni d'umore della protagonista, i genitori, Julien, il figlio Paul. La sua natura la porta a dare fiducia incondizionata all'oggetto amato ma in cambio ne riceverà, di volta in volta, crudeltà e indifferenza. Jeanne è un "cuore semplice", una donna che anche nella disperazione riesce a trovare un briciolo di speranza, un legame che la tenga avvinta alla vita. Pagherà a caro prezzo la scelta di un matrimonio decisamente avventato e la debolezza nei confronti di un figlio, viziato ed egoista, su cui riversa il suo amore frustrato. Ben delineati anche gli altri personaggi, su tutti la zia Lison, la zitella di casa, di cui nessuno sembra accorgersi ma che vive e soffre nell'ombra, nutrendosi di esperienze altrui che a lei sono negate. E' la storia di una vita, con tutto ciò che comporta.
Ora, a parte la storia che non è il massimo dell'originalità ma la scrittura...che meraviglia! Sono letteralmente innamorata della prosa di Maupassant, del suo modo di descrivere e di scavare nell'animo umano in modo leggero e tagliente allo stesso tempo. Non vedo l'ora di accaparrarmi i suoi racconti, che credo non mi deluderanno.
     
Per il resto continua a rilento la lettura de "La Storia Infinita" che a dire il vero non mi sta prendendo molto e ho iniziato il "Mr. Vertigo" di Paul Auster che, al contrario, si sta rivelando ipnotico e bellissimo come già "La notte dell'oracolo".
A breve altri aggiornamenti...

postato da: princessbelle alle ore 20:24 | link | commenti (6)
categorie: pensieri, recensioni, riflessioni, libri, emozioni
venerdì, 08 giugno 2007

Prevedevo un altro salasso a causa della mia sfrenata passione per gli Einaudi (questo mese col -30%) e infatti ecco le mie ultime conquiste libridinose:
    
Un angelo alla mia tavola - Janet frame
Una famiglia americana - Joyce Carol Oates
La fortezza della solitudine - Jonathan Lethem (straconsigliato da Nick Hornby)
Ognuno muore solo - Hans Fallada
Ragazzo negro - Richard Wright
Mr. Vertigo - Paul Auster
Mappe per amanti smarriti - Nadeem Aslam (titolo e copertina sono vere calamite)
Ho sposato un comunista - Philip Roth
Lamento di Portnoy - Philip Roth
Zuckerman scatenato - Philip Roth
   
Sono decisamente soddisfatta! :)

postato da: princessbelle alle ore 13:59 | link | commenti (18)
categorie: libri, acquisti
giovedì, 24 maggio 2007

     
Casa Howard - Edward Morgan Forster
   
Delusione, cocente delusione. E' questo che mi ritrovavo a pensare in continuazione mentre leggevo le ultime pagine del romanzo. E pensare che era partito con i migliori propositi questo "Casa Howard", presentando dei primi capitoli davvero scoppiettanti, freschi e pieni di ironia, in cui veniamo a conoscenza delle due protagoniste, Margaret e Helen Schlegel, benestanti e colte signorine della alta borghesia inglese. In una Londra grigia e fumosa, le due sorelle vivono in maniera del tutto indipendente, grazie ad una cospicua rendita lasciata loro dai genitori defunti. Margaret è più pacata e riflessiva mentre Helen è passionale e avventata e almeno a primo acchito pare di rivedere le Elinor e Marianne di "Ragione e Sentimento". Mai prima impressione fu così sbagliata!
In ogni caso le due ragazze fanno conoscenza, durante una vacanza, con la famiglia Wilcox, ancora più ricchi e titolati delle Schlegel e possessori di numerose proprietà tra cui appunto Casa Howard. Galeotto fu l'invito dei Wilcox alle Schlegel e così cominciano gli altalenanti e contraddittori rapporti tra queste due famiglie. A inserirsi in questo quadretto di ricchi borghesi vi è Leonard Bast, un'impiegatuccio dalle grande ambizione, debole e sognatore, che movimenterà un pò l'intera vicenda.
  
Dopo i primi 10 capitoli in cui tutto, come detto prima, sembra partire con i migliori auspici, Forster cala bruscamente il tono del romanzo che risulta piuttosto noioso. La prima buona impressione data dai personaggi viene assolutamente smentita da comportamenti a dir poco sciocchi, inconcludenti e soprattutto incoerenti. Esempio: Margaret nella prima parte pare una donna sicura di sè, indipendente e propugnatrice delle prime correnti femministe per poi diventare in un secondo momento una donnina sottomessa e convinta di amare un uomo gretto e meschino che palesemente non la ama. Ogni personaggio in Casa Howard è così, pare che Forster faccia a gara per far sembrare l'uno più antipatico dell'altro. A volte le vicende provocano vera e propria irritazione e ciò non ha fatto altro che aumentare la mia voglia di finire in fretta il romanzo. La Casa Howard che dà il titolo non ha un minimo del fascino che ci si aspetterebbe e occupa, nel complesso, ben poco spazio nella storia. Forster ha una prosa abbastanza fluida e ciò è senz'altro uno dei lati positivi del romanzo ma, personalmente, "Casa Howard" è da bocciare.

postato da: princessbelle alle ore 19:26 | link | commenti (5)
categorie: pensieri, recensioni, riflessioni, libri, emozioni
venerdì, 18 maggio 2007

Una catena che circola da un bel pò di tempo fra i blogger è questa: "Quali sono i 5 libri più importanti della tua vita?". Per una libridinosa come me, è impossibile non rispondere al richiamo, per cui ecco i miei 5 titoli che, non necessariamente corrispondono ai miei 5 libri preferiti ma che hanno in qualche modo segnato il mio modo di pensare e di essere.
          
1) Senza famiglia - Hector Malot
               
"Sono un trovatello, ma fino agli otto anni ho creduto di avere anch'io una madre come tutti gli altri bambini perché, quando piangevo, c'era sempre una donna pronta a stringermi a sé, a cullarmi, fino a quando le lacrime non finivano di scorrere".
         
Da bambina amavo moltissimo le favole di Andersen, dei fratelli Grimm e di Perrault che leggevo e rileggevo in continuazione, almeno finchè qualcuno non portò a casa mia un libro usato, "Senza famiglia" di Hector Malot, il mio primo vero romanzo, di cui mi innamorai letteralmente. Leggere quest'incipit mi fa sempre un certo effetto e ricordo con chiarezza quella sorta di pena che provavo sempre di fronte alla frase "Sono un trovatello". La storia di Remì (si, il "dolce Remì" dei cartoni) mi ha accompagnata per diversi anni e quel testo sdrucito subì numerosissime riletture. Ora non so dove sia andato a finire e a volte ne sento tremendamente la mancanza. E' il mio libro dell'infanzia e per questo si merita il numero 1.
   
2) Stagioni Diverse - Stephen King
    
"Uno come me, sono sicuro, c'è in ogni prigione d'America, statale o federale - io sono quello che vi procura la roba. Sigarette confezionate o spinelli - se è quello il vostro debole - una bottiglia di brandy per festeggiare il diploma del figlio, o della figlia, praticamente qualsiasi cosa...Nei limiti del ragionevole, cioè. E non sempre è stato così." (Dal racconto "Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank)
         
Non potevo non inserire Stephen King nei 5 libri della mia vita. I suoi romanzi mi hanno rapita per tutto il periodo adolescenziale, in cui è forte l'influsso verso il "lato oscuro". E infatti fu proprio la fama di scrittore "horror" a farmi avvicinare a King, per poi scoprire che questa era soltanto una delle tante sciocche etichette affibiate ad uno scrittore che io reputo straordinario per la sua capacità di calarsi nei pensieri di ogni singolo personaggio, che sia bambino, adulto, anziano o addirittura animale. Ho letto quasi tutto ciò che ha pubblicato, alternando momenti di forte delusione ad altri densissimi di emozioni. "Stagioni Diverse", insieme a L'ombra dello scorpione e It, rappresenta il punto più alto della sua produzione, a mio parere. Scelgo questo ma avrei potuto scegliere anche uno degli altri due. Comunque ha avuto un enorme influsso sulla mia personalità, regalandomi forse una visione più disincantata delle vita.
        
3) Orgoglio e Pregiudizio - Jane Austen
 
"E' verità universalmente riconosciuta che uno scapolo largamente provvisto di beni di fortuna debba sentire il bisogno di ammogliarsi"  
        
E qui è presto detto. Non mi stancherei mai di leggerlo e credo sia il mio romanzo preferito in assoluto. E' una finestra aperta sul mondo della middle class inglese e allo stesso tempo un inno all'indipendenza intellettuale delle donne, condita da una sottile ironia e da un romanticismo non stucchevole. Per me il romanzo perfetto.
   
4) Se questo è un uomo - Primo Levi
   
"Ero stato catturato dalla Milizia fascista il 13 Dicembre 1943. Avevo ventiquattro anni, poco senno, nessuna esperienza, e una decisa propensione, favorita dal regime di segregazione a cui da quattro anni le leggi razziali mi avevano ridotto, a vivere in un mio mondo scarsamente reale, popolato da civili fantasmi cartesiani, da sincere amicizie maschili e da amicizie femminili esangui. Coltivavo un moderato e astratto senso di ribellione." 
         
"Se questo è un uomo" è un testo da cui non si può prescindere. Una delle più alte testimonianze sull'Olocausto riportate da un uomo che ammiro tanto come persona e come scrittore (grandissimo). Leggerlo è sempre una ferita. Pietra miliare.
      
5) Tokyo Blues - Norwegian Wood - Haruki Murakami
       
"Avevo trentasette anni, ed ero seduto a bordo di un Boeing 747. Il gigantesco velivolo aveva cominciato la discesa attraverso densi strati di nubi piovose, e poco dopo sarebbe atterrato all'aereoporto di Amburgo."
       
Letto in un momento particolare della mia vita, è stato un pò il simbolo del passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Periodo di crescita, di presa di responsabilità, di abbandono della spensieratezza tipica di quell'età. E' anche il romanzo che, fin ora, più è riuscito a farmi sentire la mia componente malinconica, turbandomi come poche storie hanno saputo fare.
     
Passo il testimone a chiunque voglia parteciparvi, quindi fatevi sotto e stilate la vostra top 5!

postato da: princessbelle alle ore 21:37 | link | commenti (5)
categorie: citazioni, pensieri, recensioni, riflessioni, libri, giochi, emozioni
martedì, 15 maggio 2007

     

"L' America non è mai stata innocente. Abbiamo perso la verginità sulla nave durante il viaggio di andata e ci siamo guardati indietro senza alcun rimpianto. Non si può ascrivere la nostra caduta dalla grazia ad alcun singolo evento o insieme di circostanze. Non è possibile perdere ciò che non si ha fin dall'inizio".

   

E ' nel 1995 che Ellroy dà avvio alla sua "American Underworld Trilogy" composta da American Tabloid, Sei pezzi da mille e da un ultimo volume che uscirà presumibilmente quest'anno.

 

Obiettivo: un viaggio violento e amarissimo nei luoghi oscuri del potere americano.

 

American Tabloid copre l' arco di tempo che va dal 1958 al 1963, terminando con l'omicidio di J.F. Kennedy. Fra le pagine troviamo i nomi più altisonanti dell'epoca, personaggi che cambiarono il volto dell'America grazie all'illimitato potere offerto loro dal dio Denaro: J.F.K e il fratello Robert, J. Edgar Hoover, capo dell' FBI, Jimmy Hoffa, Presidente del Sindacato dei trasporti, Howard Hughes, miliardario, e onnipresente il peso della mafia italo - americana con i vari Sam Giancana, Santo Trafficante, Carlos Marcello.

A fornire l'azione a questo tomone di ben 700 pagine, sono gregari corrotti il cui unico scopo è quello di portare avanti, con la massima efficienza, la politica imposta dai loro "boss".

Parole d'ordine? Violenza, corruzione, ricatti, profitto, sesso, potere. A qualsiasi prezzo.

   

Ne viene fuori un quadro impietoso dell’America degli anni 60, narrato da uno straordinario Ellroy con dovizia di particolari e con una buona dose di coraggio.

American Tabloid mi ha ulteriormente aperto gli occhi su eventi storici, spesso abilmente manipolati dai media, quali l’invasione della Baia dei Porci a Cuba effettuata da militanti anticastristi col beneplacito dei potenti statunitensi.

C’è molto più marcio sotto il tappeto di quanto non vogliano mostrare, è il messaggio implicito di Ellroy.

   

In sostanza, mi è piaciuto molto nonostante, a volte, sia difficile seguire i numerosi intrecci fra i personaggi principali e i numerosissimi di contorno. A parte l’aver scoperto con orrore (ma certo non è colpa del romanzo) che arrivata all’adrenalico finale… orrore, mancava l’ultima pagina! Non ci potevo credere…è stata proprio strappata insieme alle pagine in bianco lasciate spesso alla fine di ogni romanzo! Comunque me ne sono fatta una ragione e alla fine ho rintracciato il testo originale leggendo la paginetta (L) in inglese….

  

A voi è mai capitato di acquistare un libro con qualche difetto scoperto troppo tardi?


postato da: princessbelle alle ore 20:08 | link | commenti (5)
categorie: pensieri, recensioni, riflessioni, libri, emozioni
lunedì, 14 maggio 2007

      
Vermi - Giovanna Giolla
    
Milano: chic e distruttiva.
Dove giovani rampolli e artisti pseudo - bohemien, viziosi e viziati, giocano a far tendenza fra una tirata di coca e una sfilata di moda, colmando del loro luccichìo fittizio camere minimal e tirate a lucido. In questa Milano ci si può perdere.
Si può perdere la propria dimensione, le proprie coordinate. Ci si può dimenticare di avere un'anima.
   
Monserrat lavora, a Milano, in un call center erotico. Un modo come un altro per tirar sù qualche soldo, pagarsi gli studi. Il compito? Smistare telefonate ad "intrattenitrici" dai nomi esotici quali Coconut o Hard Grape.
"Non ti sto offrendo una tenera noia. Tu vuoi essere sconvolta." esordisce un cliente, Davide, che pare interessato proprio a lei, che desidera incontrarla. Monserrat accondiscende e da qui inizia un gioco - vortice fatto di carnalità pura, di emozioni forti e di amore che riempie, svuota, riempie ancora. Un gioco che diventa ossessione, seppur vissuta in modo diverso dai due, almeno fin quando un barlume di consapevolezza affiora nella coscienza di Monserrat, facendole comprendere come la passione a volte possa annientare.
   
Primo passo, dunque, è partire. E la meta è quasi scontata per qualcuno che voglia ritrovare sè stesso: Oriente e in questo caso, India.
L'India delle spezie e degli olezzi maleodoranti, dei templi e delle baracche, fra le rive limacciose del Gange e le perle di saggezza dei santoni. India, patria di spiritualità, entra dentro Monserrat e in qualche modo la plasma secondo un processo più o meno volontario di cambiamento, riportando la giovane ad avere una diversa percezione di sè. Difatti a tornare a Milano è un Monserrat più sicura, decisa a riprendersi con forza  il suo destino. E pronta a cominciare un altro diario, testimone delle sue esperienze e dei sui cambiamenti.
  
"Vermi" è, a mio parere, una buona opera prima che ha il suo punto di forza nella capacità dell Giolla di collocare la parola giusta nel giusto contesto. La vicenda di Monserrat non mi ha particolarmente entusiasmata ma grazie al linguaggio essenziale, scarno, tagliente risulta comunque veloce e piacevole da leggere. Avrei preferito una maggiore caratterizzazione dei personaggi (che a volte risultano un pò macchiettistici) e un periodare più complesso, ma probabilmente avrebbe snaturato l'intento che l'autrice si proponeva. Affascinante la parte ambientata in India, che la Giolla ha saputo rendere molto bene nelle sue contraddizioni. Ripeto, una buona opera prima e buona fortuna a Giovanna Giolla.

postato da: princessbelle alle ore 18:53 | link | commenti (3)
categorie: pensieri, recensioni, riflessioni, libri, emozioni
mercoledì, 09 maggio 2007

No, non sono sparita. E che ho tanto, troppo da fare e un esame di letteratura araba che mi attende a giorni. Ho tanto da raccontare e da recensire (uno fra tutti è il libro di Giovanna Giolla che ho finito da tempo), ma dopo giorno 11 conto di tornare a postare con più frequenza. Un saluto a tutti.
A presto.

postato da: princessbelle alle ore 09:37 | link | commenti (5)
categorie: pensieri
mercoledì, 18 aprile 2007

Stamattina ho svolto il mio turno di assistente bibliotecaria presso la Facoltà di Giuriprudenza della mia città. Niente di particolare, è solo un lavoretto part -time per un totale di 150 ore. Ma mi rende felice. Lì, fra la moltitudine di scaffali e libri impilati dovunque mi sentivo bene, me stessa, ero a casa. Mi piace il contatto con la gente e il rendermi utile ma soprattutto adoro il contatto con loro, i libri. E' il lavoro che fa per me, credo di averlo sempre saputo. Mi godo questi attimi di felicità.
Ah, se avete notizia di qualche concorso fatemi sapere, eh? Vanno bene anche i segnali di fumo! :)
         
 

postato da: princessbelle alle ore 16:40 | link | commenti (8)
categorie: pensieri, riflessioni, emozioni, universitÃ