
Le confessioni di Max Tivoli
Eccomi qui a postare il mio primo commento sui libri della sfida. A onor del vero avevo cominciato da “La nausea” di Sartre ma, lette le prime 20 pagine, mi ha assalito un angoscia terribile e ho deciso di accantonarlo e probabilmente sostituirlo con uno dei due libri che ho scelto come riserve. Bene, passiamo a “Le confessioni di Max Tivoli” di Andrew S. Greer.
Max Tivoli è quello che verrebbe da definire uno scherzo della natura, un soggetto da guinness. La sua sventura è quella di nascere già vecchio nel corpo, a 70 anni precisamente, ma con la maturità e i comportamenti di un bambino. Col passare degli anni, il suo corpo ringiovanisce ma la mente, che segue il normale processo di crescita, invecchia. Il romanzo comincia con un Max Tivoli bambino che, conscio di essere agli sgoccioli della sua vita, scrive le sue memorie. Infatti, poiché la sua vita va a ritroso egli sà precisamente quando morirà: 1941.
La sua drammatica condizione lo fa aggrappare alla Regola stabilita sin dall’infanzia dalla madre: “Sii quel che credono che tu sia”.
E così da bambino passerà per un vecchio nano, da adolescente per un cinquantenne e solo a metà della sua vita le due età convergeranno per finire poi anziano nel corpo di un bambino. Inevitabile che Max soffra di questa asincronia, del non poter vivere, a causa di ciò che appare, la propria età in modo naturale. L’unico a capirlo e soprattutto ad accettarlo fino in fondo è Hughie, fedele amico d’infanzia. Fondamentalmente, però, la storia di Max è una storia d’amore, l’amore per Alice, che egli incontrerà in tre età diverse e che gli cambierà la vita.
Greer ha creato una storia originale e, in alcuni momenti, davvero intensa ma non mi ha entusiasmata. Non sono riuscita a sentire il dolore di quest’uomo condannato a vivere in perenne conflitto tra il suo corpo e la sua mente. Alcune trovate ( che ovviamente non anticipo) mi sono sembrate addirittura scontate e ciò ha influito pesantemente sulla mia opinione finale. Resta comunque il fatto che sia comunque una lettura piacevole e che dia da pensare soprattutto sul disagio che si prova a dover apparire per ciò che non si è o a vivere in un corpo che non sentiamo nostro. Non posso negare, comunque, di aver fatto un inconscio paragone con quella grande opera che si sta rivelando "Memorie di Adriano" e al cui confronto il romanzo di Greer appare poca cosa.



"L' America non è mai stata innocente. Abbiamo perso la verginità sulla nave durante il viaggio di andata e ci siamo guardati indietro senza alcun rimpianto. Non si può ascrivere la nostra caduta dalla grazia ad alcun singolo evento o insieme di circostanze. Non è possibile perdere ciò che non si ha fin dall'inizio".
E ' nel 1995 che Ellroy dà avvio alla sua "American Underworld Trilogy" composta da American Tabloid, Sei pezzi da mille e da un ultimo volume che uscirà presumibilmente quest'anno.
Obiettivo: un viaggio violento e amarissimo nei luoghi oscuri del potere americano.
American Tabloid copre l' arco di tempo che va dal 1958 al 1963, terminando con l'omicidio di J.F. Kennedy. Fra le pagine troviamo i nomi più altisonanti dell'epoca, personaggi che cambiarono il volto dell'America grazie all'illimitato potere offerto loro dal dio Denaro: J.F.K e il fratello Robert, J. Edgar Hoover, capo dell' FBI, Jimmy Hoffa, Presidente del Sindacato dei trasporti, Howard Hughes, miliardario, e onnipresente il peso della mafia italo - americana con i vari Sam Giancana, Santo Trafficante, Carlos Marcello.
A fornire l'azione a questo tomone di ben 700 pagine, sono gregari corrotti il cui unico scopo è quello di portare avanti, con la massima efficienza, la politica imposta dai loro "boss".
Parole d'ordine? Violenza, corruzione, ricatti, profitto, sesso, potere. A qualsiasi prezzo.
Ne viene fuori un quadro impietoso dell’America degli anni 60, narrato da uno straordinario Ellroy con dovizia di particolari e con una buona dose di coraggio.
American Tabloid mi ha ulteriormente aperto gli occhi su eventi storici, spesso abilmente manipolati dai media, quali l’invasione della Baia dei Porci a Cuba effettuata da militanti anticastristi col beneplacito dei potenti statunitensi.
C’è molto più marcio sotto il tappeto di quanto non vogliano mostrare, è il messaggio implicito di Ellroy.
In sostanza, mi è piaciuto molto nonostante, a volte, sia difficile seguire i numerosi intrecci fra i personaggi principali e i numerosissimi di contorno. A parte l’aver scoperto con orrore (ma certo non è colpa del romanzo) che arrivata all’adrenalico finale… orrore, mancava l’ultima pagina! Non ci potevo credere…è stata proprio strappata insieme alle pagine in bianco lasciate spesso alla fine di ogni romanzo! Comunque me ne sono fatta una ragione e alla fine ho rintracciato il testo originale leggendo la paginetta (L) in inglese….
A voi è mai capitato di acquistare un libro con qualche difetto scoperto troppo tardi?
